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Set29

ANM in congresso il 01.10.16 dimentica l'anziano dipendente della Giustizia

Categorie // Comitato Lavoratori della Giustizia

abbiamo chiesto che del presente documento venga data lettura all'incontro del 01.10.16

COMITATO LAVORATORI GIUSTIZIA

 Atto costitutivo reg.to  Cassino n.3074 - serie 3 del 18/11/13 

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Al Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati

Dott. Piercamillo Davigo

 

Ai Capi degli Uffici Giudiziari

Al Procuratore Nazionale Antimafia

Ai Procuratori Aggiunti

In occasione della convocazione – deliberata il 16 luglio - del Comitato Direttivo Centrale straordinario di codesta Associazione il prossimo 1° ottobre, al quale parteciperanno tutti i Capi degli Uffici giudiziari per denunciare, ancora, l’“imponente scopertura di organico del personale amministrativo (rectius, giudiziario, n.d.r.) e l’intollerabile carenza di risorse”, i dipendenti giudiziari aderenti a questo Comitato si pregiano formulare le proprie osservazioni.

L’allarme lanciato in questi giorni segue l’intervento del CSM (del trascorso mese di giugno) che, individuando nella carenza di organico la priorità da affrontare per il buon funzionamento della Giustizia, ha chiesto al Ministro, esattamente come ora chiede ANM, nuovi concorsi per il reclutamento di personale qualificato; in particolare, il CSM ha evidenziato che il personale non qualificato produce in alcuni uffici giudiziari “mostri, come le false pendenze” addebitate ad un organico insufficiente ed a personale  “che non è in grado di inserire correttamente gli esiti definitivi dei processi”[1].

Al riguardo, a tutela dei dipendenti giudiziari di ruolo che, come noto a codesta Associazione, al CSM e ai Capi degli Uffici, sostengono da oltre 20 anni riforme a costo zero, in assenza di formazione come di meccanismi di incentivazione, è doveroso rappresentare quanto segue:

innanzitutto, la grave carenza di organico del personale giudiziario (mancano circa 9.000 unità) non è una calamità improvvisa, bensì il risultato di scelte politiche che hanno finito per gravare soprattutto sugli stessi lavoratori i quali, in numero sempre più ridotto, hanno fatto fronte con responsabilità a carichi di lavoro sempre crescenti, adeguandosi alle innovazioni senza alcun riconoscimento delle competenze e abilità acquisite;

all’allarme della magistratura il governo ha risposto con le scellerate manovre di mobilità esterna, con le quali sono state già immesse negli uffici giudiziari circa 700 unità assolutamente sprovviste delle competenze tecnico – giuridiche indispensabili per assolvere al delicato compito di integrare la funzione giurisdizionale, senza adeguata formazione: torniamo a ripetere che, a nostro avviso,  colmare le lacune in organico, a nostro avviso, non equivale semplicemente a “far quadrare i numeri”: i lavoratori giudiziari non sono “numeri”, ma espressione di autentica e riconosciuta professionalità in considerazione del fondamentale ruolo di ausiliari della Magistratura.

In altre parole, confermiamo che ad oggi, come osservato dal CSM, su segnalazione dei Capi dei Distretti, negli uffici giudiziari è stato immesso personale, ripetiamo, “che non è in grado di inserire correttamente gli esiti definitivi dei processi”, dunque, inadeguato.

Da dove viene questo personale che scopriamo oggi essere INADEGUATO?

Ecco, di seguito, chi sono le figure professionali (e non) che sono state inviate, esplicitamente oppure no, per tamponare (in attesa di regolare concorso pubblico dopo l’ultimo bandito nel 1997), le carenze d’organico:

  • Personale proveniente da Enti in esubero:

si tratta di personale proveniente da realtà lavorative per nulla assimilabili alla realtà di un ufficio giudiziario (basti pensare ai recenti, scandalosi  innesti di personale proveniente dalla Croce Rossa Italiana); non più giovani, con profili professionali elevati in quanto nell’amministrazione di provenienza hanno beneficiato di varie progressioni di carriera, incontrano le difficoltà e le legittime resistenze del personale giudiziario al quale sono affiancati, che nelle more deve svolgere un doppio lavoro, con la beffa di conservare una qualifica inferiore pur avendo acquisito nel tempo una professionalità incontestabile

  • Tirocinanti ex art. 73 d,l, 69/2013:

sono giovani laureati affidati ai singoli magistrati al fine di ricevere “un’ulteriore opportunità formativa”[2], in altre parole la vantaggiosa occasione di approfondire i propri studi, con una borsa di studio, piuttosto che iscriversi alla Scuola di specializzazione delle professioni legali che, a differenza del tirocinio, prevede il pagamento di una retta e la frequenza annuale obbligatoria. Dovrebbero essere parte della fantomatica strutture dell’Ufficio per il processo, che in molti Distretti, ad oggi, NON ESISTE.

In concreto, i tirocinanti non hanno alcun obbligo di presenza e di orari, affiancano il magistrato affidatario nello studio dei fascicoli, seguono le udienze, aiutano il magistrato nella stesura delle sentenze, di decreti di archiviazione e decreti di fissazione udienza, sotto la diretta sorveglianza del magistrato.

L’arrivo dei tirocinanti ha complicato il lavoro delle cancellerie in quanto:

  • le udienze si prolungano ulteriormente perché in camera di consiglio il magistrato è impegnato anche in questa attività “didattica” a beneficio del tirocinante;
  • gli armadi dei giudici si svuotano in quanto delegano ai tirocinanti parte del loro lavoro mentre gli adempimenti di cancelleria si sovrappongono creando intollerabili disagi nella gestione delle attività prodromiche e successive alle udienze.
  • Tirocinanti in perfezionamento presso l’Ufficio per il processo:

sono stati ammessi a svolgere un ulteriore periodo di perfezionamento della durata di 12 mesi, al fine di acquisire nuove competenze e pertanto detto periodo non è in alcun modo assimilabile ad un rapporto di lavoro subordinato. In concreto sono temporaneamente assegnati alle cancellerie. Si tratta di personale già acquisito dal 2011 senza concorso perpetuando tirocini illegittimi in spregio delle norme costituzionali, denotando, anche questa scelta, un’inadeguata politica sul personale che crea altresì un vulnus a tutti i giovani, disoccupati o inoccupati, che ambiscono ad accedere agli uffici pubblici superando un regolare concorso.

  • Tirocinanti finanziati con fondi europei:

in diverse Regioni vengono inseriti negli uffici giudiziari con mansioni non specifiche, nonostante il divieto del Ministero del Lavoro motivato dalla circostanza  che mirando gli stage di Garanzia Giovani all'inserimento lavorativo, non ha alcun senso che vengano attivati all'interno di uffici pubblici, che ovviamente al termine del percorso formativo non hanno alcun modo di assumere i giovani[3].

  • Personale precario:

si tratta di varie figure acquisite dalle Regioni temporaneamente – secondo sconosciute procedure selettive – che vengono “cedute” agli uffici giudiziari sulla base di convenzioni stipulate dalle Regioni; tra di essi vi sono minorenni, pensionati, detenuti in permesso (questi ultimi, ad esempio, a Milano si occupano della digitalizzazione dei fascicoli!).

In questa eterogenea massa di persone che occupano a vario titolo gli uffici, né l’utenza qualificata (avvocati) né i cittadini sono messi in condizione di distinguere l’interlocutore al quale si rivolgono; verosimilmente anche i magistrati, in qualche caso, non distinguono il personale giudiziario competente e qualificato dalle altre categorie. 

Ci sorprende che improvvisamente si ponga il problema (evidentemente politico) della carenza di risorse, e pur non volendo affatto ipotizzare che qualcuno si faccia scudo della carenza di personale, ci chiediamo perché le alte cariche che tardivamente hanno denunciato questi arretrati intollerabili, abbiano ignorato le esortazioni rivolte in questi ultimi anni da questo Comitato a vigilare sulla legittimità dei tirocini, a richiedere la formazione permanente e la cd. riqualificazione del personale di ruolo, a non consentire questa mobilità selvaggia che avrebbe arrecato – e di fatto arreca – ulteriori ritardi al servizio Giustizia. Abbiamo chiesto, con forza, la progressione di carriera di tutti i dipendenti giudiziari prima di ogni altro intervento sugli organici: la formazione permanente e la riqualificazione del personale di ruolo avrebbero consentito a questo personale di coordinare, con l’esperienza, le altre figure professionali subentranti prevenendo il conflitto che invece è derivato da un’ingiustificata inversione dei ruoli che contribuisce allo svilimento delle nostre funzioni.

E’ auspicabile che, come deliberato il 16 luglio, venga attivata una interlocuzione in tempi rapidi con tutte le componenti del settore giustizia “al fine di elaborare una piattaforma comune di rivendicazioni da sottoporre al Ministro della Giustizia” e di ottenere risposte adeguate in ordine alla formazione e riqualificazione del personale nonché in ordine a nuove assunzioni nel rispetto delle norme e della Costituzione.

In mancanza di tale necessaria interlocuzione, è verosimile che l’Amministrazione, pressata dalla magistratura, possa essere indotta ad assumere ulteriori provvedimenti d’urgenza in spregio delle norme costituzionali, com’è avvenuto per i tirocini, nonostante le nostre reiterate proteste. Tali provvedimenti, come ad esempio un concorso riservato a categorie che sembrano godere di particolare attenzione da parte della politica come i tirocinanti della giustizia (già work experience) o che assegni ad essi punteggi di precedenza o preferenza, determinerebbero un vulnus a tutti i giovani disoccupati e inoccupati che aspirino ad accedere agli uffici pubblici superando un regolare concorso aperto a tutti i cittadini, a parità di condizioni, in possesso dei requisiti di legge.

Chiediamo, pertanto, che codesta Associazione vigili affinché, dopo lo scempio della mobilità, che sta causando non pochi problemi al servizio giustizia, non vengano adottati provvedimenti discriminatori e che, nel contempo, vengano considerate come prioritarie per il buon andamento dell’Amministrazione giudiziaria la formazione permanente e la valorizzazione di tutti i dipendenti giudiziari di ruolo.

 

Comitato Lavoratori Giustizia

 

[1]           La Repubblica, 15.06.2016

[2]              www.giustizia.it Ufficio per il processo

[3]           «Attraverso l'attivazione dei percorsi di tirocinio», si legge in una nota ministeriale datata 3 aprile 2015, si intende favorire «l'inserimento / reinserimento nel mondo del lavoro di giovani disoccupati e/o inoccupati» e questi tirocini devono avere uno sbocco lavorativo almeno in potenza: si deve cioè mirare, «entro sessanta giorni dalla fine del tirocinio», primariamente all'«inserimento occupazionale dei giovani che concludono con successo il percorso».

Set26

Sulla mobilità obbligatoria e sulle manifestazioni spontanee

Categorie // Comitato Lavoratori della Giustizia

COMITATO LAVORATORI GIUSTIZIA

Atto costitutivo reg.to al Tribunale di Cassino n. 3074 - serie 3 del 18/11/13

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I recenti accadimenti impongono a questo Comitato di fornire alcuni chiarimenti allo scopo di evitare spiacevoli equivoci.

Il 1° settembre 2016, come sappiamo, hanno fatto ingresso negli uffici giudiziari dipendenti provenienti da altri Enti, in prevalenza dalla Croce Rossa Italiana. Questi ingressi, sia per la disomogeneità di funzioni che per la disparità economica evidente, hanno destato scalpore negli uffici giudiziari. Questo Comitato, recependo l’indignazione dei dipendenti giudiziari, ha comunicato alla stampa nazionale il danno e la beffa subiti dai lavoratori nonché i possibili negativi effetti di tali innesti sul servizio Giustizia. La stampa ha dato risalto in molte regioni alla scandalosa operazione, riassunta dallo slogan “da barellieri a cancellieri” (cfr rassegna stampa sulla pagina FB).

Poco dopo, sono state indette le procedure selettive interne per il passaggio al profilo professionale di funzionario giudiziario e funzionario UNEP in attuazione dell’art. 21 quater della legge 132/2015, che ha previsto la copertura di soli 1148 posti + 622  a fronte di 7000 aspiranti. Rinviamo ad altra sede ogni questione sulle procedure e sui requisiti di partecipazione, i cui termini e modalità sono indicati nel bando pubblicato il 19 settembre e relativi allegati.

In questa sede preme evidenziare quanto segue:

la mobilità obbligatoria non è una sopravvenienza improvvisa; segue la mobilità volontaria, il bando delle 1031 unità  emanato a gennaio 2015 , con il quale si preannunciavano già gli odierni conflitti e i danni irreparabili per i dipendenti giudiziari che avrebbero visto occupare le posizioni professionali alle quali da decenni legittimamente aspiravano. L’unico modo per opporsi efficacemente e seriamente alla mobilità era ricorrere in giudizio per cercare di preservare i nostri posti e le nostre sedi di servizio. Questo Comitato si è pertanto fatto promotore di 2 ricorsi al TAR (1 avverso il bando di mobilità l’altro avverso la graduatoria definitiva), ai quali hanno aderito circa 40 coraggiosi colleghi, che si sono fatti carico di difendere la professionalità e le posizioni di tutti i giudiziari. L’Amministrazione si è difesa trascinando i ricorrenti in Cassazione, ove il relativo giudizio è tuttora pendente. Allo stesso tempo, nessuna organizzazione sindacale si è fatta promotrice di analoghi ricorsi perché venissero fatti salvi i diritti dei dipendenti giudiziari. Tutt’al più, sono apparsi comunicati sindacali a tutela delle posizioni dei lavoratori in mobilità.

Riguardo, invece, i bandi recentemente emanati in attuazione della norma di cui all’art 21 quater L. 132/15 , corre l’obbligo di evidenziare che l’esiguo numero di posti messi a concorso è noto alle organizzazioni sindacali (che tardivamente si “scaldano” solo oggi) dal 19 novembre 2015: in quella data, nel corso di una riunione tecnica - alla quale il direttivo di questo comitato prese parte come mero uditore senza diritto di intervento – fu candidamente annunciato dal ministro che la riqualificazione sarebbe stata avviata “per 1500 dipendenti giudiziari”, parallelamente alla mobilità e all’immissione di altrettanti tirocinanti nella (fantomatica, ndr) struttura del processo. Nessuna organizzazione si oppose a quella sconcertante prospettazione, nè in quella sede né dopo. Neanche i colleghi tutti, tempestivamente informati, raccolsero l’invito a protestare per ottenere giustizia. Sul punto, si rinvia alla lettura di tutti i comunicati nei quali, dal novembre 2014, si invitava il popolo dei giudiziari ad insorgere per ottenere la riqualificazione di tutti i dipendenti giudiziari prima di ogni altro intervento sugli organici.

Con rammarico bisogna ammettere che nessuna organizzazione sindacale ha voluto sostenere la priorità della riqualificazione – promuovendo, invece, istanze con essa inconciliabili come la stabilizzazione dei tirocinanti e la mobilità – e che ad, oggi, il tentativo di ottenere quella priorità, come quello dell’aggregazione e del risveglio consapevole e tempestivo dei giudiziari, è miseramente fallito.

Tanto premesso, occorre precisare, ancora una volta, che le recenti manifestazioni di protesta, che hanno trovato spazio anche nella pagina facebook di questo Comitato, non sono né promosse né organizzate da questa libera associazione, fatto salvo il diritto di aderenti e referenti di parteciparvi in proprio ogni volta che se ne condividano le aperte finalità.

Per quanto riguarda la posizione formale di questa associazione rispetto a questi spontanei e aggreganti focolai di protesta, è semplicemente di vivo apprezzamento per il rifiuto di accettare la realtà dei fatti e rassegnarsi alla nostra condizione di “ultimi tra gli ultimi” della Pubblica Amministrazione. Si tratta di proteste autogestite che respingono il marchio delle sigle sindacali come l’appoggio delle associazioni spontanee come questa: rispettiamo profondamente, e condividiamo, questa scelta di piena autonomia.

Parallelamente questo Comitato continuerà nel solco, coerente e determinato, tracciato dalle attività e iniziative fin qui svolte dal 3 novembre 2014 (tutte documentate sul blog e sulla pagina facebook  per difendere la dignità professionale dei dipendenti giudiziari tutti.

COMITATO LAVORATORI GIUSTIZIA

Set19

PUBBLICATO BANDO AI SENSI DELLA LEGGE 132/15 ART. 21 QUATER

Categorie // Comitato Lavoratori della Giustizia

di seguito il link

https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_2_9_9_15.page

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